Timau comune di Paluzza

Il Fontanon e le grotte di Timau

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L’itinerario propone un percorso che comincia subito fuori l’abitato di Timau andando verso Passo di Monte Croce Carnico (l’auto può essere lasciata nella piazzola appena oltre al ponte che porta al Tempio Ossario), da lì si imbocca il sentiero CAI 402. Lungo il percorso, compiendo solo due piccole deviazioni, si raggiungono la sorgente carsica del Fontanon e una prima cavità del sistema sotterraneo delle Grotte di Timau. Il percorso si sviluppa nel primo tratto lungo gli  affioramenti di rocce calcaree chiare e massicce formatesi in mari caldi del Devoniano (410-360 milioni di anni fa) per intercettare poi i recenti affioramenti della formazione dell’Hochwipfel risalenti al Carbonifero superiore (310-300 milioni di anni fa) e legati all’orogenesi Ercinica.  Il percorso termina al Centro Viste del Geoparco in località Laghetti di Timau, struttura espositiva aperta al pubblico.durante la stagione estiva

E’ consigliabile lasciare un’auto al Centro Visite così da evitare di ripercorrere la strada del ritorno o dover tornare a Timau lungo la strada statale a recuperare l’auto.

Informazioni

Difficoltà:
Escursionistico
Lunghezza:
4,7 km
Altitudine minima:
841
Altitudine massima:
1289
Dislivello:
490 m
Periodo consigliato:
Da aprile a novembre, in assenza di neve
Attrezzatura consigliata:
Scarponi/scarponcini, abbigliamento adeguato, acqua (ci si può approvvigionare durante la sosta alla sorgente del Fontanon di Timau)

Informazioni

info@geoparcoalpicarniche.org
+39 0433 487726
Tolmezzo (UD) – ITALY

Utilizzo della mappa

La mappa altimetrica interattiva consente di visualizzare sulla mappa geografica il variare dell’altitudine del percorso nel suo sviluppo; scorrila da sinistra verso destra per vedere il verso in cui il percorso deve essere affrontato.
E’ possibile modificare il livello di zoom agendo sui pulsanti in alto a sinistra, mentre il pulsante permette di ripristinare le impostazioni iniziali; è infine possibile scegliere una mappa diversa cliccando sul pulsante in alto a destra.
  1. 1Presa della Sorgente del Fontanon di Timau

    Percorrendo il sentiero CAI 420, a livello dell’edificio dell’acquedotto, una deviazione sulla sinistra porta alla presa della sorgente del Fontanon di Timau (Geosito di rilevanza regionale).  Si tratta di una copiosa sorgente carsica perenne, nota e celebrata fin dai tempi dei romani e, sicuramente, anche dai celti che prima ancora abitavano la Valle del But; oggi le sue acque sono utilizzate per scopi idroelettrici e, in parte, potabili. La portata massima può superare i 5 mila l/sec e le acque che alimentano la sorgente provengono non solo dai sovrastanti massicci ma anche dalle compagini calcaree del Monte Coglians. L’acqua sgorga da diverse bocche che si aprono nella parete rocciosa alla base della Creta di Timau formando poi un breve ma impetuoso torrente che scorre sui massi dei depositi morenici in parte cementati da depositi di travertino.

  2. 2Depositi detritici glaciali

    Tornato sul sentiero principale, prima di raggiungere la parete rocciosa del M.te Gamspit, si incontra, salendo sulla destra, un esteso ghiaione che copre in parte depositi prevalentemente morenici. Le grandi quantità di detrito sono legate alla presenza di importanti linee tettoniche che interessano la compagine rocciosa. Nell’area fra il sentiero ed il vicino Fontanone affiora estesamente un deposito morenico stadiale del tardo Würmiano (ultima fase delle glaciazioni del quaternario).

  3. 3Ingresso al sistema sotterraneo delle Grotte di Timau

    Proseguendo il percorso lungo la parete verticale del Gamspitz si raggiunge un cartello che indica una deviazione verso destra che porta all’entrata di una delle cavità che forma il sistema carsico delle “Grotte di Timau. Tale sistema si sviluppa su più livelli, e per oltre 700 metri, in massici rocciosi costituiti da rocce calcaree che hanno subito e subiscono dissoluzione carsica ad opera delle acque infiltranti particolarmente aggressive, perché ricche di CO2, che scorrono in superfice e in profondità dando origine a gallerie, pozzi e inghiottitoi. Benché in parte attrezzata per la visita, solo i tratti iniziali, che mostrano anche evidenti segni degli interventi per scopi bellici, possono essere percorsi autonomamente se provvisti di torcia elettrica. Per la restante parte bisogna essere accompagnati da speleologi o accompagnatori esperti.

  4. 4Formazione dell’Hochwipfel

    Dal punto in cui il sentiero piega verso Nord-Est, l’itinerario lascia i calcari chiari e massicci del Devoniano e si sviluppa all’interno della Formazione dell’Hochwipfel costituita qui da affioramenti di argilliti e siltiti scure, facilmente sfaldabili lungo piani paralleli. Queste rocce si sono formate durante il Carbonifero Inferiore, periodo caratterizzato da forti movimenti tettonici che hanno portato ad approfondimenti di alcune zone e sollevamento di altre; molto del materiale depositato dai fiumi in questo periodo era risultato dell’erosione delle terre emerse e frequenti erano le frane sottomarine che hanno determinato l’accumulo di sedimenti a granulometria variabile. La Formazione dell’Hochwipfel è quasi priva di resti fossili, eccetto resti di piante (macro- e microflore).

  5. 5Incisione torrentizia del Rio Gaier

    Il percorso attraversa qui il Rio Gaier (in località Ponte sul Gaier). Evidente è l’azione erosiva del torrente sulle rocce di colore scuro e con sottile stratificazione della Formazione dell’Hochwipfel. Tali rocce, rispetto ai calcari, risultano maggiormente erodibili, in alcuni tratti l’incisone prende la forma della forra.

  6. 6Il Centro Visite del Geoparco Alpi Carniche

    Raggiunta la SS52bis si arriva al Centro Visite del Geoparco in località Laghetti. Questa località deve il suo nome, “Laghetti”, all’antica presenza di un paleolago nella zona a monte dell’abitato di Timau la cui origine era legata alle presenza di frane postglaciali. Nel periodo estivo il Centro Visite è aperto al pubblico; un’occasione per il visitatore di scoprire altre peculiarità geo-paleontologiche che caratterizzano l'alta Valle del But.

  7. 7Frana del Masareit

    Oltrepassato il Centro Visite, è ben visibile sulla destra la frana del Masareit che coinvolge il versante settentrionale del Monte Terzo e i cui effetti si estendono fino al fondovalle del Torrente But, in zona Laghetti.  Si pensa che il cedimento del versante roccioso (circa 6 milioni di m3 di materiale) si sia innescato dopo il completo ritiro delle masse di ghiaccio che scendevano lungo la vallata e di conseguenza il rapido allentamento della pressione glaciale sul versante montuoso.  L’ultima lingua glaciale ad occupare la valle del Bût è stata quella del “colpo di coda” del glacialismo würmiano, circa 15.000 anni fa. La frana ha continuato a essere attiva in tempi storici e, le testimonianze lo dimostrano, anche recentissime. A causa del continuo manifestarsi di cedimenti, negli anni ’80 si è resa necessaria una sistemazione a tutela della SS52bis che pare abbia fermato definitivamente ogni movimento.